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Malaterra, pizza napoletana a Roma

A Prati, un bel locale dal design contemporaneo propone buone pizze napoletane di stampo moderno, cucina partenopea e sfizi in stile

Se un amico che ci capisce – parecchio – ti dice “dobbiamo andare a provare la migliore pizza napoletana di Roma”, tu molli tutto e vai. E così ho fatto io, qualche sera fa, sfidando il calore della Capitale e i miei vani tentativi di dieta. Dunque ci siamo seduti ai tavoli (interni, benedetta aria condizionata, ma ci sono anche quelli esterni sulla pedana lungo la strada) di Malaterra, la pizzeria aperta come seconda sede dell’omonimo locale aversano di Ivan Righi – pizzaiolo (leggo dal sito) da tre generazioni – aperto nel 2017, di cui però non trovo più notizie e riferimenti. Certo, leggere anche (in un’intervista) che il nome del locale – “uno dei tanti soprannomi che vengono attribuiti a Napoli”, non proprio il più felice ma insomma – è ispirato all’omonima canzone di Gigi D’Alessio non è che proprio mi faccia impazzire visto che musicalmente sono molto più snob che in tema di pizza, ma pazienza. Assaggiamo e vediamo.

Malaterra, il locale e il menu

Il locale – curato dall’architetto Carmine Abate – è “all’insegna della napoletanità”, con rimandi iconografici, prodotti made in Campania in bella vista e maioliche, ma nel complesso piacevolmente moderno e piuttosto “international”.

Malaterra

Al momento il menu si visualizza con QR Code ed è suddiviso in sezioni pure queste spiccatamente partenopee: Pe Spuzzulia’ (gli antipasti, con fritti, insalate, mozzarella e parmigiana “cafona”), ‘ e pizz (le pizze), ‘o primm piat (i primi, con gnocchi alla Sorrentina, scarpariello e Nerano) e il fine pasto. Noi ci siamo concentrati sulle pizze, assaggiando anche dei fritti.

I nostri assaggi

Cominciamo con l’Oro di Napoli, fritto misto per due persone (a 9 euro): crocchè (molto saporiti, un pochino unti), supplì (pure questi buoni, più “palle di riso” che supplì), zeppoline, mozzarella in carrozza e una discreta frittatina di pasta che sostituiva le verdurine in pastella riportate dal menu; tutto in formato mignon e in due pezzi (frittatina a parte), ad eccezione delle due montanare con un sugo saporito in stile ragù; la mia però dentro risultava poco cotta e l’ho lasciata nel piatto. Il gentilissimo cameriere ci ha fatto arrivare altre due montanare, questa volta impeccabili.

Quanto alle pizze – tutte piuttosto allettanti ma non esattamente leggere, suddivise in tre sezioni: ‘e saporit’, ‘e sciantose e ‘e tradizional – per una volta abbiamo tralasciato la Margherita per provare due proposte tra le saporite. Prima di raccontarvele nel dettaglio, due parole sull’impasto che è decisamente del genere “napoletano evoluto”, estremamente soffice tanto nel cornicione gonfio – ma senza arrivare alle esagerazioni spinte – quanto nella parte centrale molto sottile. Ha retto benissimo anche al tempo senza diventare gommoso ed è risultato perfettamente digeribile, nel complesso davvero ottimo ma forse appena un po’ sciapo. Caratteristica che si è rivelata ideale nel caso di una pizza e un po’ penalizzante nell’altra.

malaterra

La Malaterra (in carta a 15 euro) ha il cornicione ripieno di ricotta vaccina e salame napoletano ed è condita con pomodorini datterini rossi e gialli del Vesuvio, mozzarella di Bufala Campana DOP, Parmigiano Reggiano 36 mesi, basilico riccio napoletano, olio EVO.
Mi aspettavo una pizza poderosa e fin troppo esuberante invece ha finito per sembrarmi un po’ carente di carattere (cornicione a parte, giustamente saporito grazie alla farcitura ben equilibrata) anche per via dei pomodorini aggiunti “a filetto”. Sinceramente non ho percepito la presenza del Parmigiano menzionato, che avrebbe invece dato la spinta giusta, così come un extravergine più deciso. Anche il basilico era penalizzato dall’aggiunta prima della cottura. Insomma, piacevole ma avrebbe avuto bisogno di un quid in più.

All’opposto l’Alicella, con base Rosè (cosa sarà, vi state chiedendo? Lo abbiamo fatto anche noi e la risposta è stata “pomodoro”, ben presente e non “all’ombra”), olive nere di Gaeta, stracciata di Mozzarella di Bufala Campana DOP (in realtà una salsa di, che levava un po’ di freschezza invece necessaria vista la sapidità degli altri ingredienti), alici di Cetara, pomodorini secchi, basilico riccio napoletano, olio EVO, a 13,5 euro (a titolo di informazione, Marinara e Margherita costano rispettivamente 7 e 7,5 euro, le altre si attestano su una media di 10-12 euro). In questo caso, appunto, il condimento era un po’ troppo sapido e deciso, e un latticini fresco avrebbe aiutati di più (idem per il basilico, come sopra).

malaterra

Nel complesso, possiamo confermare che l’impasto sia davvero ottimo – tra i migliori in città per questa tipologia – mentre ci sarebbe da lavorare un pochino sui condimenti, da affinare nella scelta degli ingredienti e nell’equilibrio globale. Ma è sicuramente un indirizzo da tenere a mente quando la voglia di napoletana si fa sentire.

Pizzeria Malaterra
Via Cicerone, 58
00193 Roma RM
www.pizzeriamalaterra.it

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