Caricamento in corso
pizzapan La Tambra

La Tambra, Pizzapan in quota

La Tambra, un rifugio in stile tirolese proprio davanti agli impianti di risalita di Arabba, sulle Dolomiti Bellunesi, ci ha riservato una bella sorpresa: il Pizzapan, pan focaccia a metà tra la pala romana e il “ciccio” pugliese condito con prodotti montani e non solo.

Quattro giorni in Veneto sulla neve, tra funivie, seggiovie, motoslitte e gatti delle nevi per arrampicarci tra malghe e rifugi, godere di panorami pazzeschi e formaggi d’alpeggio, imparare qualcosa sulle pagine più dolorose della Grande Guerra e innamorarsi di questo (ampio) angolo di Dolomiti. Un duro lavoro, vi assicuro! E poi, quando meno me l’aspettavo, è comparsa anche la pizza.

O meglio il Pizzapan, un godibilissimo incrocio tra una pizza alla pala e una focaccia che fa da base a condimenti gustosi con prodotti tipici di questa parte montana del Veneto ma anche di altre zone d’Italia.

L’ho trovato all’Ütia la Tambra, un ampio rifugio al Passo Campolongo – a 1875 metri d’altitudine proprio davanti agli impianti di risalita di Arabba, uno dei principali centri turistici invernali delle Dolomiti parte del comprensorio Dolomiti Superski e crocevia dei circuiti ciclistici ai piedi del Pordoi – realizzato nel 2016 con un bellissimo lavoro di recupero di legni “vissuti” provenienti da malghe e rifugi ladini (la famiglia dei titolari è originaria di Corvara se non ho capito male) per decorare gli accoglienti interni garantendo comfort e fascino.

Il menu prevede soprattutto i classici montanari – crostini con speck contadino, zuppa d’orzo ladina, gulasch di cervo con polenta, spätzle e canederli, costata di manzo dry aged e il mio amato “uova, speck e patate” – e poi appunto il “Pizzapan”: una sorta di pizza alla pala alta e ariosa, che a prima vista potrebbe ricordare la pinsa romana ma si rivela poi altrettanto leggera ma dalla texture un po’ diversa, più simile a quella di una focaccia “moderna”.

“Usiamo farine locali e una lunga maturazione” spiega Davide Dalponte, il giovane titolare a cui chiedo come sia nata l’idea di proporre proprio questo tipo di pizza sulle Dolomiti. “All’inizio lavorava da noi una pizzaiola di Polignano”, mi racconta, “Che ha cominciato a fare il “Ciccio”, la tipica pizza bianca pugliese, riscuotendo successo. Allora ci è venuto in mente di condirlo con prodotti locali, ma non solo, per proporre qualcosa di diverso che fosse buono, veloce, semplice da mangiare anche condividendolo al tavolo tra una sciata e l’altra”.

E’ nato così il menu del Pizzapan, davvero vario, da cui noi abbiamo assaggiato quasi tutto.

A me è piaciuto molto – anche perché era del tutto nuovo – quello con il pastin artigianale tartufato (la “salsiccia aperta” di manzo e maiale mangiata cruda e condita, squisita) ma ho apprezzato particolarmente anche quello con la culatta di Lagrimone e burratina affumicata, un mix semplice ma eccellente.

Buono – anche se l’accostamento non rientra tra i miei preferiti in generale – anche quello con salmone marinato in casa, stracciatella e granella di pistacchio e anche il super classico con pomodoro, mozzarella di bufala D.o.p. e basilico.

Ero scettica, invece, su quello con mozzarella, porchetta di Ariccia, rucola e caciocavallo ma una volta assaggiato mi sono dovuta ricredere: delizioso, con i sapori intensi ma non invadenti.

Mi è rimasta invece la curiosità per quello con pomodoro, ‘nduja calabrese e cipolla rossa che non abbiamo provato, anche perché a furia di assaggi nonostante la leggerezza dell’impasto stavo letteralmente scoppiando.

E infatti ho rinunciato anche allo strudel – in alternativa alla “chiacchiera rosa” con crema pasticciera preparata in occasione di san Valentino – che sembrava davvero interessante. Ottimi motivi per tornare, magari anche d’estate per qualche bella passeggiata sulle Dolomiti.

Lascia in Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Condivisioni